Feste popolari
Festa patronale di sant'Albano
Il patrono di Riva presso Chieri è sant’Albano, martire della legione tebea; il suo culto nel paese è attestato fin dal XI secolo (un atto del 1103 cita la località Sant’Albano) e viene menzionato come patrono negli statuti del 1509. La festa di origini antiche veniva celebrata il 22 giugno e oggi è stata spostata alla domenica più prossima a tale data. Nei giorni precedenti la festa, si celebra la novena (a turno nella chiesa parrocchiale e nelle frazioni Tamagnone, Madonna della Fontana, Madonna della Rovere, S. Giovanni, Ronello), il carro sfila per vie del paese e il 'masé cit', in piedi sul carro stesso, recita gli strambotti dedicati alle diverse personalità del paese e invocando l'aiuto del Santo. Fino agli anni Settanta i massari provvedevano alla raccolta delle offerte e distribuivano le 'mistà' o 'sonèt' (immagini del santo) che venivano appese a fini propiziatori alle porte delle stalle. La vigilia della festa (ora il sabato sera) si accendeva il falò, oggi sostituito da uno spettacolo pirotecnico. La serata proseguiva con i balli sull'aia nelle cascine dei massari, a cui la popolazione era invitata; oggi vi è il rinfresco offerto dai massari nei giardini di Palazzo Grosso. La mattina della festa, in passato alle ore 6, oggi posticipata alle 7, inizia la processione verso la cappella di sant’Albano. Il corteo è aperto dal carro trainato dai cani con sopra il 'masé cit' e accompagnato da quattro 'cit' (bambini); seguono la banda musicale, i massari, le autorità civili ed ecclesiastiche, quindi tutta la popolazione. Un tempo partecipava alla processione anche un carro trainato dai buoi, che chiudeva il corteo. Nella cappella viene celebrata la messa durante la quale fino al 1975 venivano benedette le carità, (forme di pane azzimo rotonde, a cuore, a stella con le iniziali S.A. oppure W S.A.), che venivano poi distribuite alla popolazione; questa tradizione è stata ora ripresa. Terminata la funzione, il corteo rientra in paese. La festa prosegue con la messa solenne alle ore 11 nella chiesa parrocchiale e con il pranzo ufficiale, preparato un tempo nelle cascine dei massari rivesi e oggi in un ristorante locale. Il primo massaro del paese ospitava l'altro primo massaro delle borgate, il sindaco, il parroco, il predicatore, l'organista, cioè le autorità principali. Il secondo massaro del paese ospitava l'altro secondo massaro delle borgate, il vicesindaco, il viceparroco, il sacrestano e le autorità minori. Nel pomeriggio, dopo la benedizione, si svolgeva un’altra processione portando la statua di Sant’Albano per il paese (prima della seconda guerra mondiale non era prevista la processione pomeridiana, ma solo la benedizione, seguita dalla bicchierata) e la festa si concludeva con la visita del primo e del secondo massaro ai nuovi massari per lo scambio delle alabarde e la consegna del registro della festa. Oggi la processione del pomeriggio è stata soppressa e la festa termina dopo la messa delle 11 con lo scambio delle alabarde sul sagrato della chiesa, alla presenza del parroco e del sindaco. I massari, rappresentanti delle famiglie del paese e delle borgate venivano nominati dal Consiglio Comunale che li sceglieva a turno tra le famiglie contadine; oggi sono gli stessi massari a cercare i loro successori per l’anno seguente. I massari piccoli erano nominati dal rettore della scuola elementare, oggi sono scelti direttamente dai massari.
"Sant'Albano a Riva di Chieri. Il santo intervenne una volta in aiuto d'un poveraccio a cui era ribaltato un carro in un pantano. Il santo lo liberò con l'aiuto di un cane. Nel Municipio si conserva come simbolo un piccolo carro, cui si aggiogano due grossi cani, condotti in processione dagli scolari, il migliore dei quali sale su un carretto" (Milano, 2005, p. 208).
Un tempo la festa si svolgeva il 22 giugno.
"La festa si svolge con simboli e rituali che rimandano alla più antica tradizione. Il carro, sul quale il bambino "massè cit" recita gli strambotti, viene trainato dai cani ed è l'elemento più caratteristico della festa. Un tempo i carri erano due, uno trainato dai cani e un altro trainato da buoi. Protagonisti della festa erano i "massari", rappresentanti di famiglie del paese e delle borgate. Venivano nominati dal Consiglio Comunale che li sceglieva a turno tra le famiglie contadine. Vi sono anche quattro "cit", bambini che accompagnano il carro, un tempo scelti attraverso un esame dal direttore della scuola elementare. La festa popolare, di origine antichissima, veniva celebrata il 22 giugno; oggi la domenica più vicina a questa data. Si procede con la benedizioni dei bastoni che saranno poi posti a croce sul capo dei cani affinché: "In nome di S. Albano perdano la ferocia". Nei giorni precedenti la festa, si celebra la "novena", il carro sfila per vie del paese e il "massé cit" in piedi sul carro recita gli strambotti dedicati alle diverse personalità del paese invocando l'aiuto del santo. Ancora negli anni settanta i massari facevano la "colletta" e distribuivano le "mistà" o "sonèt" immagini del santo che venivano appese a fini propiziatori alle porte delle stalle. La vigilia della festa, ora il sabato sera, si svolgono i fuochi d'artificio in ricordo dell'antico falò. La serata proseguiva con balli sull'aia nelle case contadine dei massari della festa, e tutta la popolazione era invitata. La mattina della festa, un tempo alle 6, ora alle 7, ha luogo la "processione" verso la cappella di sant'Albano. Nell'ordine compaiono: prima il carro seguito dalla banda, i massari, le autorità civili ed ecclesiastiche, poi tutta la popolazione. La processione ricorda i trasferimenti di beni agricoli che in epoca medievale venivano fatti dalle corti e dai villaggi verso il monastero. La messa che la conclude ha funzione di ringraziamento e propiziazione; nel suo svolgersi si benedicono le "carità", forme di pane azzimo (rotonde, a cuore, a stella) con le iniziali S. A. oppure W S. A., che sono poi distribuite alla popolazione. La festa prosegue con la messa solenne alle ore 11 nella chiesa parrocchiale e con il pranzo ufficiale, allestito un tempo nelle cascine dei massari rivesi. Il primo massaro "massè gròss" ospitava l'altro primo massaro ("massè gròss") delle borgate, il sindaco, il parroco, il predicatore, l'organista, cioè le autorità principali. Il secondo massaro, "massè cit" ospitava l'altro secondo massaro ("massè cit" delle borgate), il vicesindaco, il viceparroco, il sacrestano e le autorità minori. Nel pomeriggio, dopo la funzione di Benedizione, si portava il santo in processione per il paese (prima della seconda guerra mondiale non si faceva la processione pomeridiana, ma solo la benedizione e poi la bicchierata) e la festa si concludeva con la visita del primo e del secondo massaro ai nuovi massari per lo "scambio delle alabarde" e la consegna del registro della festa. Oggi la processione del pomeriggio è stata soppressa e la festa termina dopo la Messa delle 11 con lo "scambio delle alabarde" sul sagrato della chiesa, alla presenza del parroco, del sindaco e, ovviamente, della popolazione (da Internet).