Feste popolari
Riti della Settimana Santa
La domenica delle Palme (fästa d'la Ramuliva) il parroco benedice i rami d'ulivo, in passato alla chiesa di Santa Maria, oggi nella casa parrocchiale, e da lì con i fedeli ci si dirige verso la chiesa di S. Domenico per la messa; poi i ramoscelli vengono portati a casa, mentre quelle dell'anno precedente si bruciano. La domenica delle Palme è anche un giorno di marca: dal tempo meteorologico di questo giorno si può dedurre quello delle settimane successive. Il proverbio infatti recita: sa piof la fästa d'la Ramuliva, piof sät fästi 'd fila (se piove la domenica delle Palme, piove per sette domeniche di fila). Da qualche anno è ripresa anche la tradizione di accendere la "Croce dei lumini", che per alcuni anni era stata sospesa e in passato avveniva il Giovedì Santo dopo la Missa in Coena Domini, quando un tempo il sacerdote lavava i piedi ai chierichetti.
Il Venerdì Santo si tiene una breve funzione; in passato è probabile che esistesse una sorta di Via Crucis per le vie del paese, mentre in seguito tale processione si svolgeva percorrendo le 14 stazioni esposte all'interno della chiesa. Inoltre, a partire dal Gloria del Giovedì Santo e fino al Gloria della Messa della mezzanotte della vigilia Pasquale, le campane smettevano di suonare (si diceva che erano “legate”; in realtà venivano effettivamente legati i batacchi per impedire che anche il semplice rintocco delle ore provocasse il suono di campane, sinonimo di gioia, nel periodo della Passione - tale regola è stata in vigore almeno fino al Concilio Vaticano II) ed al loro posto veniva utilizzato uno strumento in legno detto raganella (tanäbrìñ o tanäbröt).
La raganella è uno strumento a raschiamento, che produce suoni brevi e secchi tramite la rotazione di una lamina flessibile che viene raschiata da una ruota dentata fissata su un manico o una manovella. Era chiamata invece tanäbra (o, da qualcuno, anche tanäbrùñ) quella che veniva portata sulla cella campanaria del campanile ed azionata in sostituzione delle campane quando queste erano "legate". La tanäbra girando su se stessa mediante una ruota dentata produce quel tipico rumore sordo caratteristico dello strumento stesso. Era sicuramente quantomeno curiosa la modalità con cui veniva suonato il tanäbruñ: questo veniva esposto alternativamente sui quattro davanzali del campanile rivolti verso i punti cardinali, per far sì che il suono venisse udito in tutte le zone del paese. Veniva suonato unicamente per annunciare il mezzogiorno e come richiamo delle funzioni religiose, mentre ragazzi e bambini con i tanäbrìñ facevano schiamazzi in piazza e per le vie del paese fin dal mercoledì, ripetendo tali segnali; tali schiamazzi venivano inoltre ripetuti verso le 15.00 del Venerdì Santo, in memoria della morte di Gesù, quando finiva l'Ufficio. A parte l'annuncio del mezzogiorno e delle messe, però, il Venerdì Santo era una giornata di totale silenzio e tranquillità: non si accendeva nemmeno la radio. Fino agli anni Cinquanta del Novecento, però, le campane riprendevano a suonare alle 9 del sabato mattina: chi si trovava in campagna (ma anche chi era a casa) smetteva di lavorare per bagnarsi gli occhi con la rugiada, per ricordare, già dal mattino, la risurrezione di Cristo, e per proteggere la vista. Un temporale di Sabato Santo è segno di una cattiva annata. In generale, però, l'arrivo di Pasqua è segno inequivocabile dell'arrivo della primavera.